giovedì 2 agosto 2018
Eni archivia il primo semestre dell'anno con un utile netto di 2,2 mld di euro, in crescita del 124%: come ha dichiarato l’AD Claudio Descalzi, nel secondo trimestre 2018 si riconferma il trend di “forte miglioramento”.
Claudio Descalzi

Claudio Descalzi: focus sulla semestrale 2018 di Eni

In continuità con il primo trimestre 2018, anche nel secondo Eni riconferma il trend di "forte miglioramento" chiudendo positivamente il semestre. Rispetto ai primi sei mesi del 2017, il gruppo guidato da Claudio Descalzi vede aumentare del 124% l'utile netto, che si attesta intorno ai 2,2 mld di euro. In rialzo del 73% l'utile operativo adjusted e del 45% quello netto adjusted. Eni registra anche una crescita della generazione di cassa consolidata (+21%) e di quella operativa (+13%). Nel semestre, come riporta una nota del gruppo, sono stati effettuati investimenti netti per 3,67 miliardi, più che finanziati dal flusso di cassa organico. Si attesta sui 9,9 miliardi l'indebitamento finanziario netto. Nella conference call con gli analisti, l'AD Claudio Descalzi ha inoltre confermato la proposta di un acconto dividendo di 0,42 per azione per il CdA in programma il 13 settembre prossimo.

Eni: l'AD Claudio Descalzi commenta i risultati del secondo trimestre

"Nel secondo trimestre, come già nel primo, Eni ha proseguito nel trend di forte miglioramento della redditività che aumenta del 152% a fronte di una crescita del Brent in euro del 38%, trainata dalla performance del business E&P che ha più che triplicato il suo contributo": lo sottolinea l'AD di Eni Claudio Descalzi commentando i risultati ottenuti dal gruppo al 30 giugno di quest'anno. Il manager fa notare inoltre come sia nettamente cresciuta anche la generazione di cassa consolidata, spinta dal prezzo Brent e dalla maggiore produzione con un contributo per barile che sale a 20 dollari: ciò permette ad Eni di confermare la riduzione a 55 dollari/barile della nostra cash neutrality per il 2018. Claudio Descalzi definisce poi "ottimo" il risultato del business G&P, che è "frutto della maggiore integrazione del business del Gnl con le attività upstream e dei benefici della profonda riorganizzazione condotta negli ultimi anni". Inoltre "la flessione dello scenario nella Raffinazione e nella Chimica, anticiclico rispetto al Brent, ha comportato una riduzione del contributo di questi business che si sono comunque mantenuti positivi grazie alla ristrutturazione avviata nei precedenti esercizi". Concludendo la sua analisi, l'AD nota come la gestione del portafoglio abbia fatto registrare nel trimestre progressi significativi, con l'accordo per la nascita di Vår Energi in Norvegia e l'incasso del prezzo di vendita a Mubadala del 10% del campo di Zohr: "Come risultato finale il debito netto prosegue nella sua discesa portandosi al di sotto di 10 miliardi di euro, livello più basso registrato negli ultimi 11 anni".

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